Apparenze

Il bar in centro era affollato come ogni giovedì sera, tra chiacchiere ad alta voce e il bicchiere di spritz che ordinavo sempre, sorridendo alla barista con quell'aria gentile e alla mano che tutti in città conoscevano.

Ero la classica donna della porta accanto: quarantasette anni, moglie presente, madre affettuosa, sempre pronta a una battuta spiritosa per rompere il ghiaccio. Nessuno, guardandomi, avrebbe mai potuto sospettare la verità.

Eppure, me ne accorgevo subito. Bastava un secondo.

L'uomo al tavolino vicino, un professionista incravattato che cercava di mantenere un aplomb serio, aveva appena fatto scivolare lo sguardo sulle mie gambe accavallate, risalendo lentamente lungo la gonna prima di incrociare i miei occhi. Non ha abbassato lo sguardo imbarazzato, come avrebbe fatto chiunque altro. Ha retto il contatto, le pupille dilatate, tradito da quel lampo inequivocabile di chi mi stava letteralmente divorando con la mente. E io ho sorriso, fingendo di bere un sorso dal mio bicchiere.

Lui sapeva che me ne ero accorta. E io sapevo che lui sapeva. Giocavamo a questo piccolo, eccitante gioco silenzioso, fatti di sguardi carichi di una tensione palpabile che tagliava l'aria del locale.

Quello che quell'uomo impeccabile, e nessun altro dei presenti, avrebbe mai potuto immaginare è che dietro questa facciata per bene, dietro le recite scolastiche dei ragazzi e la spesa biologica al supermercato, si nascondeva una vera e propria maniaca. Una donna insaziabile, dominata da una fame nera e perversa che in casa, nel tepore della rispettabilità coniugale, trovava solo parziale sfogo.

Mentre lui continuava a guardarmi di sbieco, beandosi di quell'illusione di purezza, la mia mente era altrove. Stavo già pregustando il momento in cui sarei tornata a casa, avrei chiuso la porta della camera da letto e mi sarei connessa al mio profilo segreto online.

Lì, decine di sconosciuti fremevano per comprare le mutandine di pizzo che avevo indossato tutto il giorno, umide del mio desiderio, cariche del mio profumo e della mia eccitazione repressa.

Sapevo esattamente quanto far pagare per ogni singolo indumento, e il solo pensiero che quegli stessi uomini perbene — magari insospettabili padri di famiglia o colleghi di lavoro — si masturbassero guardando o annusando la mia biancheria usata mi faceva salire un brivido rovente lungo la schiena, bagnandomi i slip ancora di più.

Ho posato il bicchiere sul banco, ho lanciato un'ultima occhiata bruciante a quel disgraziato che continuava a mangiarmi con gli occhi, e sono uscita nella notte, con il sorriso innocente sulle labbra e il fuoco dell'inferno dentro le mutandine.