Io nella mia notte segreta
INon so cosa ci sia stato di diverso quella sera… forse il silenzio, forse la mia stessa voglia di sentirmi viva.
So solo che, mentre chiudevo la porta alle mie spalle, ho percepito qualcosa cambiare dentro di me.
Una vibrazione leggera, come un richiamo.
Mi sono guardata allo specchio.
A 51 anni la mia pelle racconta storie che non tutti meritano di ascoltare, e i miei occhi sanno più di quanto io dica a voce. Mi è bastato sfiorarmi il collo con la punta delle dita per sentire quel brivido familiare, morbido, lento… quello che mi ricorda chi sono davvero quando non devo recitare per nessuno.
Ho lasciato che i capelli scivolassero sulle spalle, liberi.
La camicia si è aperta appena, giusto quel tanto che serve per far capire… ma non vedere.
Mi piace quel confine sottile tra ciò che mostro e ciò che lascio immaginare. È lì che vivo, è lì che mi accendo.
Poi ho sentito un messaggio arrivare sul telefono.
Il suo nome illuminava lo schermo… quello che non ammetto mai di aspettare, ma che mi manda il cuore fuori ritmo ogni volta.
«Posso passare?»
Non ho risposto subito.
Mi sono seduta sul bordo del letto, ho incrociato le gambe lentamente, lasciando che il tessuto si muovesse con me come una carezza. Ho respirato profondamente… assaporando la sensazione di potere che mi scorreva addosso.
Poi ho scritto:
«Se sai entrare… entra.»
E in quell’istante mi sono sentita irresistibile.
Non perché stavo mostrando qualcosa…
ma perché stavo nascondendo tutto il resto.
Perché io non sono una donna che si offre.
Io sono una donna che si concede, solo quando sente il desiderio altrui vibrare forte quanto il proprio.
E quella notte… il mistero che portavo negli occhi era l’unica chiave di cui aveva davvero bisogno.