La soglia
All’inizio era solo un pensiero buttato lì, una di quelle cose che dici quasi per gioco, ma che poi ti rimangono appiccicate addosso.
Irene lo aveva guardato con quel sorriso mezzo provocatorio, mezzo curioso.
Marco aveva riso… ma dentro gli si era acceso qualcosa. Non gelosia, non proprio. Più una scintilla strana, un misto di paura e desiderio.
Ne parlarono per settimane.
A volte con leggerezza, altre con una sincerità che faceva quasi male.
“Se lo facessimo davvero?”
“E se poi cambia tutto?”
Era quello il punto: volevano cambiare tutto… senza rompersi.
La sera dell’incontro arrivò troppo in fretta.
Lei era nervosa. Si vedeva da come si sistemava i capelli mille volte, da come controllava il vestito allo specchio.
Non era insicurezza. Era adrenalina pura.
Lui invece stava zitto.
La guardava… e la desiderava più del solito.
Ma insieme a quel desiderio c’era un nodo allo stomaco.
Non era facile accettare quello che stava per succedere.
Però non riusciva nemmeno a fermarsi.
Quando lei gli prese la mano prima di uscire, capì tutto:
non stavano cercando qualcun altro.
Stavano cercando qualcosa di nuovo tra loro.
Lui arrivò.
Alto, moro, barba curata. Esattamente come lei lo aveva sempre descritto, quasi senza rendersene conto.
L’aria cambiò subito.
Non per quello che accadeva… ma per quello che si sentiva.
Lei era diversa. Più viva, più accesa.
Rideva in modo più libero, si muoveva con una sicurezza che lui non vedeva da tempo.
E lui… lui guardava.
Non era solo spettatore.
Era dentro tutto, ma in un modo nuovo.
Ogni sguardo di lei verso di lui era una domanda:
“Ci sei ancora?”
E ogni volta lui rispondeva con gli occhi:
“Sì.”
La tensione saliva piano.
Non era solo fisica. Era mentale, emotiva, quasi elettrica.
E quando finalmente quella distanza tra loro tre si ridusse, non fu un momento improvviso.
Fu come attraversare una soglia.
Lui sentì un colpo al petto.
Non di dolore… ma di qualcosa che non aveva mai provato prima.
Non era perdere lei.
Era vederla… completamente.
Il silenzio arrivò piano.
Non imbarazzato.
Non pesante.
Diverso.
Lei tornò da lui per prima.
Si sedette vicino, lo guardò negli occhi. Senza parlare.
E lui capì subito.
Non c’era distanza.
Se possibile… erano ancora più vicini.
La strinse.
Non per trattenerla.
Ma perché voleva.
“Come stai?” gli chiese lei piano.
Lui ci pensò un secondo.
Poi sorrise.
“Strano… ma bene.”
E per la prima volta da tanto tempo, non era una risposta di comodo.