Sotto la mia pelle

Era il 2023 quando conobbi Francesco. Ricordo ancora la prima volta che incrociai il suo sguardo: alto, occhi verdi profondi come un bosco dopo la pioggia, capelli castano scuro che gli cadevano sulla fronte con naturale eleganza. C’era qualcosa nel suo modo di osservare il mondo, e forse anche me, che mi fece sentire improvvisamente vista. Quando si avvicinò e mi disse che ero la donna più affascinante e sensuale che avesse mai incontrato, il mio cuore accelerò, come se avesse appena iniziato una corsa senza sapere dove sarebbe arrivato.

Ci incontrammo in una sala da discoteca, tra luci soffuse e musica che vibrava nell’aria. Io ballavo lasciandomi trasportare dal ritmo, ignara ma consapevole allo stesso tempo del suo sguardo fermo su di me. A un certo punto si fece avanti, deciso ma delicato, e mi prese la mano. Iniziò a ballare con me, seguendo i miei movimenti, avvicinandosi poco alla volta finché il confine tra i nostri corpi divenne quasi inesistente. Quando mi sfiorò il collo con le labbra, un brivido intenso mi attraversò la schiena, una scossa improvvisa e irresistibile.

I nostri occhi si cercarono e si trovarono senza bisogno di parole. C’era desiderio, sì, ma anche una strana complicità nata in pochi minuti, come se ci conoscessimo da sempre. Lo baciai con una passione che non mi apparteneva di solito, come se in quel momento fossi diventata una versione più coraggiosa di me stessa. Lui rispose con la stessa intensità, e il mondo attorno a noi sembrò dissolversi in un’eco lontana di musica e luci.

«Portami via di qui», gli sussurrai, senza esitazione. Non era solo un invito a cambiare luogo, ma a cambiare dimensione, a lasciarci alle spalle il rumore per ritrovarci in uno spazio tutto nostro. Mi condusse a casa sua con passo sicuro, mentre io sentivo crescere dentro di me un misto di trepidazione e impazienza. Ogni semaforo rosso sembrava un ostacolo insopportabile, ogni minuto un’eternità.

Appena arrivati, la tensione accumulata esplose in gesti affrettati e sorrisi nervosi. Mi appoggiai al tavolo del soggiorno, lui si avvicinò, e tra risate soffocate e sguardi ardenti ci liberammo degli abiti come se fossero solo un dettaglio superfluo. Non c’era volgarità nei nostri movimenti, ma un’urgenza sincera, quasi primitiva, di sentirci vicini, pelle contro pelle, cuore contro cuore.

Quando mi prese la mano e mi condusse in camera, le lenzuola nere di raso riflettevano appena la luce soffusa della stanza. Mi sdraiai, osservandolo avvicinarsi con un’intensità che mi fece trattenere il respiro. I nostri baci si fecero più profondi, più lenti, come se volessimo assaporare ogni istante. In quel momento non c’era passato né futuro, solo noi due, avvolti in una notte che sembrava promettere di non finire mai.